Geografia & Storia

Antica cartolina di Monteacuto Ragazza: si riconoscono, da destra verso sinistra, la Chiesa, campanile e canonica di San Savino, la Scuola e il borgo de La Macina; in alto il borgo del Il Poggio.

 

Geografia

Monteacuto Ragazza è una frazione nel Comune di Grizzana Morandi (Appennino bolognese).

La frazione è a sua volta suddivisa in piccoli borghi, tutti distribuiti sul crinale a sud di Grizzana, a circa 600 metri sul livello del mare, e si trova tra il Fiume Reno a ovest e il Fiume Setta a est.

Questa parte di crinale è circondata da natura incontaminata, tra il Parco Storico Regionale di Monte Sole a nord e il Sito di Interesse Comunitario (SIC) di Montovolo e Monte Vigese a sud.

Dal crinale verso est nasce la Val Baldenga, dove scorre il torrente omonimo, affluente del Rio Vezzano.

Monteacuto è attraversata dal sentiero CAI 100-BO, che è il tracciato anche della Via degli Etruschi e della Via della Lana e della Seta, la tappa che va da Grizzana Morandi a Castiglione dei Pepoli.

 

I principali borghi

Consulta la mappa

 

Storia

Il Sito Archeologico della Torraccia

 

“25 secoli fa gli Etruschi elessero a sacro questo luogo e posarono lo sguardo sul maestoso orizzonte che si apre dinnanzi con lo stesso stupore che ora provi tu”

[cit. Paola Desantis, Archeologa Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna]

 

Da La Collina, in direzione Tavernola-Stanco-Grizzana, parte il percorso naturalistico-archeologico che conduce al Sito Archeologico preromano di Monteacuto Ragazza, seguendo il sentiero CAI 100BO, percorso della Via degli Etruschi e attualmente della Via della Lana e della Seta, che venne inaugurato nel 2013 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna del Ministero dei Beni Culturali (MiBACT).

Il bivio sul sentiero CAI 100BO per il Sito Archeologico (foto: Francesco Marucci 2017)

L'individuazione del sito è di per sé una storia coinvolgente.

Tutto ha avuto inizio nel maggio del 1882 con il ritrovamento occasionale di una stipe votiva. A darne notizia è il parroco di Monteacuto, Demetrio Guidoni, che propone al Museo Civico di Bologna l'acquisto di tre statuette in bronzo, a suo dire trovate da un contadino di Prada durante lavori agricoli nel proprio podere.

Una rapida indagine dell'Ispettore Onorario, Ulisse Bettini, chiarisce subito circostanze e luogo del rinvenimento: non si tratta della Parrocchia di Prada ma di quella di Monteacuto Ragazza, e il rinvenitore non è un contadino bensì un cacciatore (tale Diego Venturi detto Dagone) che, a causa di pregressi problemi con la giustizia, preferisce conservare l'anonimato e affidare i bronzetti al parroco affinché li venda in vece sua.

A parte questo inizio rocambolesco, resta il fatto che a partire dalla fine dell'Ottocento il piccolo "Pianoro della Torraccia è oggetto di scavi, ricerche ma anche saccheggi che portano prima al recupero (a più riprese) del complesso dei 14 bronzetti e di un cippo in arenaria con iscrizione votiva in lingua etrusca, come pure al ritrovamento di settori murari pertinenti, come ha accertato lo scavo più recente del 1997, a una fase di frequentazione più tarda. In definitiva, i dati attestano una frequentazione del sito che va, senza soluzione di continuità, dal V secolo a.C. (periodo a cui sono pertinenti i bronzetti e il cippo) alla metà IV - inizi III secolo a.C.

A margine dei dati scientifici, il sito di Monteacuto Ragazza può vantare anche un esorcismo contro i demoni etruschi, secondo quanto riportato dal Conte Giovanni Gozzadini in una sua corrispondenza archeologica.

"Né vò a tacere che appena disseppellite le statuette di Montaguragazza si scatenò lassù un turbine indiavolato, e fu creduto provenisse dall'aver sottratto con lo scavo il tesoro custodito da spiriti maligni, i quali s'erano presa quella giusta vendetta. Onde uno stuolo numeroso di donne, preceduto da un prete, ascese alla Torraccia per scongiurare quei demoniacci."

Come dire che gli indigeni Ottocenteschi hanno ereditato ben poco dei grandi e civili Etruschi che hanno abitato quei luoghi millenni prima di loro.

 

La stipe votiva di Monteacuto Ragazza

Le statuette etrusche sono state trovate in "Località Torraccia (fondo Mazzolaro), su un monticello a sommità piana situato lungo il sentiero CAI 100BO in direzione Tavernola.

Gli scavi archeologici hanno portato in luce un recinto quadrangolare di ciottoli a secco che racchiudeva un pozzo (all'interno del quale sono state trovate, a profondità diverse, le altre 11 statuette in bronzo, "sfuggite" al cacciatore Dagone), un blocco modanato di travertino (riconosciuto come un altare) e il cippo con iscrizione dedicatoria che costituiva la base di un donario in bronzo (quasi certamente una statuetta).

Il complesso è stato interpretato come un recinto a cielo aperto dotato di altare e pozzo, secondo una tipologia ben nota in area etrusca, identificabile con una forma primitiva e non ancora architettonica di santuario.

Nel gruppo di bronzetti, che raffigurano offerenti e devoti e ne rappresentano gli ex-voto, si distinguono per dimensioni e qualità le due maggiori (nelle foto sotto), sicuramente prodotte in Etruria, un nucleo intermedio e otto schematiche di probabile produzione locale.

Statuetta in bronzo di offerente, V secolo a.C.
(stipe votiva di Monteacuto Ragazza)
L’offerente maschile è cinto in vita da una tebenna e regge con la mano destra una patera nel tipico gesto della libagione
Museo Civico Archeologico di Bologna
Statuetta in bronzo di offerente, V secolo a.C.
(stipe votiva di Monteacuto Ragazza)
L’offerente femminile indossa sopra il chitone l’ampia tebenna e nelle mani, protese in avanti in gesto di offerta, tiene un fiore e una melagrana
Museo Civico Archeologico di Bologna

Fonte: Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (SABAP-BO)

 

 

La storia della Polisportiva

.....